La tosse dei canili: 5 regole da ricordare

cane prevenzione
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La tosse dei canili o tracheobronchite infettiva è causata da diversi agenti patogeni, virali e batterici. Tuttavia sono molto importanti anche altri fattori, come il sovraffollamento e lo stress. Per questo la tosse dei canili è considerata una malattia multifattoriale. 

La tosse dei canili, o tracheobronchite del cane, è una delle malattie infettive più diffuse negli allevamenti e nei canili, ma è possibile che colpisca cani al parco o in aree comuni.

I patogeni responsabili di questa malattia sono davvero numerosi e sono rappresentati sia da virus sia da batteri che il più delle volte agiscono in contemporanea. Fra i virus coinvolti vi sono il virus parainfluenzale (Canine Parainfluenza Virus, CPiV), l’adenovirus canino (Canine Adenoviruts type 2, CAV-2), l’herpesvirus canino (Canine Herpesvirus, CHV) e il coronavirus respiratorio canino (Canine Respiratory Coronavirus, CRCoV), mentre tra i batteri, quello che riveste maggiore importanza è Bordetella bronchiseptica. Quest’ultimo può essere associato ad altri microrganismi, come i micoplasmi ed Escherichia coli, o ancora a batteri appartenenti ai generi KlebsiellaPseudomonas e Streptococcus. Perché la tracheobronchite del cane è particolarmente temuta dagli allevatori? E perché è considerata una patologia multifattoriale? Le risposte a queste domande sono strettamente correlate. Infatti, da un lato, tutti gli agenti eziologici precedentemente citati hanno la caratteristica di trasmettersi molto facilmente da soggetto a soggetto e, quindi, di diffondersi rapidamente all’interno di un allevamento, e dall’altro, è proprio negli allevamenti (così come nei canili, nei centri di addestramento o in occasione di esposizioni) che possono essere presenti tutti i fattori ambientali predisponenti. Infatti, se è vero che i virus e i batteri della tosse dei canili “passano” con estrema facilità da un animale ammalato a un animale sano, è ovvio che la densità della popolazione canina, gli stress e le eccessive escursioni termiche non possono fare altro che facilitare la trasmissione dei germi e la colonizzazione delle vie respiratorie.


TRASMISSIONE E SINTOMI
La trasmissione dei patogeni avviene per via orizzontale, ossia tra cane e cane. La principale fonte di contagio per i soggetti sani è rappresentata dalle secrezioni respiratorie  emesse dai soggetti infetti. Tuttavia, sebbene i cani sintomatici rappresentino la principale fonte di contagio, non bisogna sottovalutare il ruolo dei cosiddetti “portatori”. Infatti, è possibile che alcuni cani, dopo aver superato la fase clinica della malattia, continuino a diffondere i patogeni per un periodo anche particolarmente lungo.
Per quanto riguarda gli aspetti puramente clinici, il periodo di incubazione è di circa una settimana e, nella stragrande maggioranza dei casi, la sintomatologia si manifesta inizialmente in un numero estremamente ridotto di soggetti, per poi interessare quasi tutti i cani recettivi. Il quadro clinico è dominato da una tosse marcata, che si accentua in caso di sforzo fisico o, semplicemente, in seguito a una leggera pressione della trachea (ad esempio, quella esercitata dal collare). Le condizioni generali del soggetto infetto sono buone e la temperatura normale. Questa forma clinica, che rappresenta quella più frequente, è caratterizzata da una bassa mortalità. Solo nei casi più gravi si registra ipertermia in seguito a un interessamento polmonare (broncopolmoniti), se non addirittura sistemico, che in genere si osserva nei cuccioli, nei soggetti anziani, nei cani immunodepressi o in quelli colpiti da precedenti malattie respiratorie. 


Per l’allevatore, quindi, oltre alla possibile perdita di animali, i principali danni derivano dai costi dei trattamenti terapeutici, particolarmente lunghi e impegnativi, e dalla necessità di procedere alla disinfezione della struttura (locali, ciotole, abbeveratoi ecc.).


Se per i cani normali adulti detenuti in ambiente domestico è possibile affermare che, nella maggior parte dei casi, la malattia si risolve spontaneamente, al contrario, in allevamento e nei canili la risoluzione del problema richiede interventi importanti con terapie prolungate e costose e l’adozione di misure igienico-sanitarie consistenti e mirate ad evitare perdite, o comunque, il perpetuarsi della malattia da una cucciolata all’altra.


PROFILASSI
Attualmente, sono disponibili diversi vaccini, in genere polivalenti (stimolano la produzione di anticorpi contro più agenti patogeni contemporaneamente), somministrabili per via parenterale (iniezione) o per via intra-nasale.
Indipendentemente dalla via di somministrazione, tutti i vaccini sono in grado di stimolare efficacemente il sistema immunitario, ma quelli per via intra-nasale sono più specifici. Infatti, i vaccini intra-nasali ad antigeni vivi, sono i soli in grado di stimolare una potente immunità locale con la produzione di anticorpi IgA liberati direttamente nelle vie respiratorie. Questa azione è molto rapida, infatti, gli anticorpi anti-Bordetella sono presenti già 72 ore dopo la somministrazione e gli anticorpi anti-virus parainfluenzale dopo le classiche 3 settimane.
La durata della protezione immunitaria è pari a 1 anno, sia per Bordetella bronchiseptica sia per il virus parainfluenzale canino, ed è in grado non solo di ridurre la sintomatologia clinica imputabile a questi due patogeni, ma anche la diffusione ambientale del virus. Questi vaccini intra-nasali bivalenti possono essere somministrati a partire dalla terza settimana d’età (e non prima) e simultaneamente a tutti i cani non vaccinati, almeno 3 settimane prima di un eventuale “circostanza” a rischio (ad esempio, trasferimenti, partecipazione a un’esposizione, viaggi) per poter assicurare la protezione contro entrambi gli agenti patogeni (solo 72 ore prima per la protezione contro Bordetella bronchiseptica). Ovviamente, affinché questi vaccini possano “funzionare” perfettamente, è necessario rispettare alcune regole: i cani vaccinati devono essere sani e non devono essere sotto trattamento con farmaci ad azione immunosoppressiva (ad esempio, cortisonici), in quanto la risposta del sistema immunitario allo stimolo vaccinale potrebbe essere alterata. Inoltre, è sconsigliata anche la somministrazione contemporanea con altri farmaci intra-nasali o con antibiotici.
I cani immunizzati per la prima volta possono manifestare leggeri sintomi respiratori, che sono comunque transitori. Sintomi più importanti, come scolo nasale od oculare, faringite, starnuti e tosse, si osservano solo in caso di sovradosaggio, nei cuccioli particolarmente giovani, e possono insorgere fin dal giorno successivo alla vaccinazione e persistere occasionalmente fino a quattro settimane.

5 regole da ricordare
1. La tosse dei canili è una malattia multifattoriale: numerosi batteri e virus sono i potenziali patogeni, ma giocano un ruolo fondamentale anche i fattori ambientali predisponenti.
2. I virus implicati sono il virus parainfluenzale (CPiV), l’adenovirus canino (CAV-2), l’herpesvirus canino (CHV) e il coronavirus respiratorio canino (CRCoV); tra i batteri, l’attore principale è Bordetella bronchiseptica.
3. Il sintomo principale è una tosse marcata, accentuata dallo sforzo fisico o dalla semplice pressione della trachea. Le condizioni generali sono buone e l’esito fatale si registra nei soggetti con interessamento del distretto polmonare o sistemico.
4. La prevenzione può essere diretta o indiretta: nel primo caso è necessario la quarantena per i “nuovi entrati” e una corretta gestione igienico-sanitaria, nel secondo caso si devono vaccinare tutti i soggetti recettivi.
5. Attualmente, sono disponibili vaccini somministrabili per via parenterale o per via intra-nasale. Questi ultimi sono più “rapidi”, in quanto sono in grado di stimolare la produzione di anticorpi anti-Bordetella già 72 ore dopo la somministrazione e di anticorpi anti-virus parainfluenzale dopo 3 settimane.

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